Carboni, l’occulto consigliere dell’eolico sardo

9 05 2010

Articolo di Giovanni Maria Bellu

Sarà stato per l’euforia dell’assoluzione dall’accusa dell’omicidio di Roberto Calvi. Fatto sta che Flavio Carboni ha rivelato di essere una sorta di consigliere occulto della maggioranza che governa la Sardegna. Al punto di aver indicato il nome del presidente dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale: quell’Ignazio Farris che da qualche giorno, assieme allo stesso Carboni e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, è indagato per concorso in corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato d’affari” che si sarebbe spartito gli appalti per la costruzione di alcuni impianti eolici nell’isola.

Intervistato da La Stampa e dal quotidiano Il Sardegna, l’ormai settantottenne “uomo d’affari” ha tranquillamente riconosciuto di aver suggerito il nome di Farris («È una brava persona. Mettere una buona parola, una raccomandazione, che reato?») e di averlo sostenuto. In che modo l’ha chiarito lo stesso presidente della Regione Ugo Cappellacci che proprio ieri è tornato nell’isola dopo una settimana negli Stati Uniti: «Per la scelta di Farris, che non nego, fu decisiva la segnalazione di Verdini. Del resto si trattava del capo del mio partito».

Cappellacci non ha trovato un bel clima nei suoi uffici: i carabinieri inviati dalla Direzione antimafia, che la scorsa settimana avevano fatto visita all’assessorato all’Industria, l’altro ieri si sono presentati al secondo piano del palazzo della Regione, dove si trova la direzione generale, e hanno clonato il contenuto di un pc. Gli investigatori tentano di capire se l’attività del “comitato d’affari”, oltre alla nomina dell’amico di Carboni alla guida dell’Arpas, abbia prodotto altri risultati. Chissà, magari qualche delibera poi non registrata.

L’inchiesta della Dda romana – a condurla è l’aggiunto Giancarlo Capaldo – è stata avviata nel 2008. Fu allora che gli inquirenti rilevarono le prime tracce del “comitato d’affari”. Secondo l’ipotesi del magistrato, era costituito da alcuni imprenditori del Nord che, su invito di Flavio Carboni, avevano messo assieme diversi milioni di euro da investire nell’eolico in Sardegna. Sempre secondo l’ipotesi investigativa, questo denaro poi transitò nelle casse della Banca di credito cooperativo, della quale Verdini è presidente (e che è stata già perquisita).

Ma Carboni non ebbe solo il ruolo di collettore del denaro. Assunse anche quello di “promotore” (o “sviluppatore”), figura già emersa in altre inchieste giudiziarie sui business criminali attorno alle energie alternative. Si tratta dell’uomo che, attraverso i suoi contatti e la sua esperienza, apre la strada alla costruzione delle centrali. Insomma, uno che sa quali ingranaggi politici e amministratori oliare, e come. Si comprende dunque l’imbarazzo di quanti hanno avuto occasione di incontrarlo nei mesi durante i quali, secondo gli investigatori, svolgeva quest’attività.

Di certo Verdini e Cappellacci furono tra loro. Ci fu un incontro a Roma nella casa di Verdini, poi – ha riconosciuto lo stesso presidente della Regione – ce ne furono altri in Sardegna. Uno in un albergo di Cagliari e un altro in un convegno a S. Margherita di Pula. Non basta: Carboni, seduto accanto a Verdini, presenziò al discorso di Silvio Berlusconi in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Cappellacci. Una conoscenza di lunga data: «Con Cappellacci – ha detto Flavio Carboni – ci siamo incontrati diverse volte, soprattutto quando non era presidente».

Il capo del governo sardo ha negato che in quegli incontri si sia parlato di politica. Quanto al summit nella casa romana di Verdini, a la Stampa ha detto: «Flavio Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile. Che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile». Curiosamente Carboni, nell’intervista a Il Sardegna, di quell’incontro ha fornito una versione diversa. Ha detto, infatti, che non si parlò di impianti eolici. E ha aggiunto: «In Sardegna chiesi una sola autorizzazione, tantissimo tempo fa, per un impianto del Nord che non mi diedero. Altro che favori, io dovrei essere molto arrabbiato con questa amministrazione regionale».

E qua le due versioni tornano a coincidere. Perché Ugo Cappellacci oggi si presenta come il più accanito tra gli oppositori alle centrali eoliche: «Ho bloccato le pale come un talebano». A sostegno di questa tesi, una delibera adottata meno di un mese fa (poco prima che l’indagine giudiziaria esplodesse) che annuncia l’istituzione di una società, “Sardegna energia”, incaricata di occuparsi di energie alternative.

Ma prima? Forse Carboni non ha mentito a proposito di quella richiesta di autorizzazione avanzata «tantissimo tempo fa». Cicito Morittu, assessore all’Ambiente della giunta guidata da Renato Soru, fa risalire agli anni tra il 2001 e il 2004 la comparsa nell’isola dei primi “sviluppatori”. Alcuni dei quali, aggiunge, «rispuntano oggi nelle indagini della magistratura romana».
«In quegli anni furono presentate 87 richieste di impianti eolici per un totale di 3750 megawatt di potenza e di tremila torri disseminate su tutte le cime montagnose della Sardegna». L’isola era governata dal centrodestra. Prima dalla giunta guidata da Mauro Pili, poi da quella guidata da Italo Masala, con Ugo Cappellacci assessore alla Programmazione e al Bilancio. Di tutti questi impianti, i più importanti furono approvati. Salvo essere poi bloccati, nel 2004, dalla legge salvacoste della giunta Soru. Nel 2007, con la legge finanziaria, il governo di centrosinistra definì le modalità (accordi di programma e bandi) per lo sfruttamento del vento a fini energetici. E la gestione fu affidata a un ente regionale, l’Enas, quello che si occupa degli acquedotti, con l’obbiettivo di dimezzare il costo dell’acqua tagliando, attraverso il vento, il costo dell’energia.

Tutte queste norme (e anche i finanziamenti all’ente regionale) sono state abolite dalla giunta Cappellacci poco dopo l’insediamento. Per questo, ha scritto l’ex assessore Morittu e ha ribadito Renato Soru in un’intervista apparsa ieri su La Nuova Sardegna – è difficile credere alle attuali posizioni “talebane” di Ugo Cappellacci..





E’ doveroso dare questa informazione!!!

9 03 2010
COMUNICATO: RADIO 100 PASSI questa notte puntuali ci hanno rubato tutte le attrezzature
Oggi alle 12.08
RADIO 100 PASSI da oggi eravamo pronti per partire, e questa notte puntuali ci hanno rubato tutte le attrezzature, modem incluso, per inpedire ogni forma di comunicato immediato, ma, NON CI FERMERANNO!

“Il messaggio è arrivato ma lo rispediamo al mittente” – è la risposta delle associazioni che compongono Il centro delle Arti e delle Culture di Tavola Tonda: Acunamatata, Ubuntu, il Centro aggregativo Riad (Ass. Laboratori Riuniti), il Circolo Arci Tavola Tonda, Radio 100 passi.
Questa notte, infatti, il contenitore polifunzionale di Piazza Tavola Tonda a Palermo ha subito un gravissimo furto che ne ha compromesso le attività.
Completamente svuotata di tutte le attrezzature la regia di Radio 100 passi che proprio oggi avrebbe dovuto cominciare con la programmazione del palinsesto definitivo.
Stessa “attenzione” hanno ricevuto la ludoteca Multiculturale Ubuntu ed il circolo Arci Tavola Tonda ai quali sono state sottratte tutte le strumentazioni e gli alimenti destinati ai bambini dell’asilo.
Colpiti anche gli artigiani che prestavano volontariamente la propria opera all’interno dei locali, ai quali sono stati rubati tutti gli attrezzi di lavoro ….
“Siamo consapevoli che ogni qual volta si cerca di costruire momenti di integrazione e di legalità in questa città si sconvolgono gli equilibri mafiosi che la regolano, soprattutto in un periodo in cui vige un totale disinteresse di una parte delle istituzioni. Disinteresse che riguarda per esempio i centri aggregativi di quartiere che in tutta la città sono fermi da oltre tre mesi per inadempienze amministrative che ne impediscono la riapertura.
Colpire una realtà come Tavola Tonda è un atto simbolico fortissimo in una città che vive di simboli, nel bene e nel male. E simbolicamente noi ricominciamo subito: da domattina Radio 100 Passi comincerà una trasmissione non stop con mezzi di fortuna, sabato sera a Piazza Tavola Tonda ci sarà un concerto a palco aperto per raccogliere i fondi per ricomprare tutte le attrezzature rubate





SU LA TESTA..

4 03 2010

Questo importante video è un intervista di Monia Benini al noto giornalista Gianni Lannes più volte minacciato di morte.

Da anni Lannes si occupa di problemi ambientali e per questo lui e i collaboratori del giornale Terra Nostra hanno ricevuto diversi attentati.

SU LA TESTA GENTE!!!





Italia amore mio dove sei finita..

3 03 2010

Una volta fece tanto sorridere un uomo che apostrofò dei giornalisti con quest’espressione.

Oggi c’è poco da sorridere davanti a quello che sta succedendo in questo paese.

E’ notizia di pochi giorni di un coinvolgimento di un senatore della Repubblica in un giro di riciclaggio di svariati milardi di euro, quasi più di quelli che sono rientrati con la manovra dello scudo fiscale.

Questi decide di presentare le proprie dimissioni ma tra un tira e un molla si discute ancora se bisogna accettarle o meno. Intanto al suo indirizzo piovono applausi per il gladiatore che lascia. Oops ho scritto gladiatore? Bè è evidente come un arena di bestie selvatiche senza ragione applaudono l’uomo che lascia invece di chiedersi come è potuto accadere che si facciano affari con la ‘ndrangheta e la si porti praticamente in parlamento senza saperlo (?!?) Intanto però questo senatore godrà ancora di diversi benefit dati da un’elezione in una circoscrizione europea: Mi dimetto si ma i soldi li voglio ancora.

Intanto però la chiesa finalmente prende una posizione in merito e condanna la classe dirigente politica odierna rimproverandogli di essere poco morali su diverse questioni. Inoltre la condanna arriva anche per essere poco attenti alle sorti del paese e di essere poco vicini alla popolazione soprattutto quella del sud.

La domanda sorge spontanea: Sarà mica che insieme a diversi politici la chiesa si stia organizzando per far tornare la vecchia democrazia cristiana al sud? No perchè se cosi veramente fosse passeremmo dalla padella alla brace.

Intanto fervono i preparativi per la bagarre elettorale delle regionali di fine marzo e vengono fuori molteplici situazioni strane. Chi sbaglia a consegnare i documenti, chi fa firme false, chi si candida nonostante sia accusato di diversi reati e chi in extremis viene salvato poco prima delle elezioni regionali da una sentenza ad hoc. (vedi regione calabria)

Insomma passa il tempo ma il modo per aggiustare le cose lo si trova sempre e vedrai che alla fine anche la regione della capitale avrà tutti i candidati al proprio posto. Per l’ennesima volta questi fetenti di magistrati non l’avranno vinta dirà qualcuno. Perchè la colpa per lui è sempre loro. Una volta era anche di quei giornalisti comunisti ma visto che ora l’informazione è stata imbavagliata per benino come neanche in Korea del nord si vedrebbe, la scure cadrà solo sui magistrati fin a quando non l’avranno salvato da tutti i suoi reati. L’ultima importante manovra contro l’informazione è stata quella di togliere i talk-show dalle reti pubbliche fino alle elezioni regionali, ma alcune tv private hanno pensato bene di fare ricorso come per dire noi siamo di un altro pianeta. Nella speranza che il loro ricorso venga rigettato aspettiamo la sentenza.

Però il governo si appresta a varare una legge abbastanza strana: Via i condannati da tutte le liste. Domanda? E perchè quelli condannati sono ancora li allora? O meglio si candidano anche alle elezioni regionali? Questa cosa dovrebbero proprio spiegarla al nostro paese e invece fanno orecchie da mercanti.

Cosi come nessuno si è accorto di una leggina che è stata varata in questi giorni riguardo alla pubblicità nelle telivisioni. Il vice ministro alle telecomunicazioni ha pensato bene di togliere un pò di pubblicità alle tv a pagamento a vantaggio di quelle che sono senza canone. Non sarà mica una legge ad personam questa vero? No è ad hoc!!!

Perchè tra i gruppi di reti presenti in Italia solo una non è a pagamento ed ha sede a Cologno Monzese. E quale sarà mai!?

Intanto la disoccupazione raggiunge livelli record come non si vedeva da trent’anni quasi e sempre più dipendenti sono sui tetti delle fabbriche per protesta. Ma il governo fa finta di niente. Anzi per venire incontro alle esigenze della disoccupazione nomina ben 3 nuovi sottosegretari e aumenta a dismisura il personale di governo dando anche qualche ministero dove serve. E’ apprezzabile. Nessuno ci avrebbe mai pensato.

Ma intanto l’Italia va sempre più a rotoli e l’unica industria che va avanti nel nostro paese è l’edilizia!!!

Termini Imerese e il suo noto stabilimento chiuderanno, ma chi se ne frega!!! C’è l’edilizia! Le aziende della telefonia andranno in commissariamento?! Ma chi se ne frega!!! C’è l’edilizia!! Le multinazionali abbandoneranno il nostro paese? Ma chi se ne frega!!! C’è l’edilizia!!! Quasi un imprenditore al giorno si suicida perchè stretto dalla morsa dei debiti?! Ma chi se ne frega!!! C’è l’edilizia!!! Le pmi hanno poco ricorso al credito dagli istituti bancari?! Ma chi se ne frega!!! C’è l’edilizia!!! I ricercatori abbandonano il nostro paese??? Ma chi se ne frega..C’è l’edilizia!!!

ECCO QUELLO CHE STA SUCCEDENDO!!!

Perchè questo settore è diventato in Italia il primo settore a livello di produttività.

Ma nessuno dice niente perchè dentro nascono e si intrecciano affari mafia e politica con una normalità strabiliante.

Perchè la mafia non è solo quella che sta in Sicilia ma è soprattuto da diversi anni a questa parte il clientelismo che si sta diffondendo è l’abuso d’ufficio è il peculato è la frode a cui sono soggetti milioni di italiani onesti che devono subire tutti i giorni per colpa di una classe dirigente politica che pensa solo e sempre ai propri interessi invece che ai nostri.

Italia amore mio dove sei finita..





Un caso eccezionale in Italia

2 03 2010

Qui di seguito riporto un caso eccezionale in Italia.

Un giovane politico già consigliere di Bologna che corre alle elezioni regionali in Emilia Romagna che dichiara qualcosa di inaudito.

Lui a differenza degli altri si permette il lusso di rifiutare l’indennità di parlamentari. Che sia un marziano? Oppure semplicemente la prima espressione dignitosa e moralmente corretta di futuro politico italiano? La parola agli elettori.

(DIRE) Bologna, 1 mar. – Stipendio da consigliere regionale? No grazie: Giovanni Favia, candidato in Regione con la lista Grillo, annuncia che se approdera’ sui banchi dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna non intaschera’ per intero il compenso che gli spetterebbe. “Non ci penso neanche”, ha detto il ‘grillino’ questa mattina ai microfoni di Radio Citta’ del Capo durante uno dei suoi affondi contro la ‘casta’ dei politici.

L’indennità economica riconosciuta ai consiglieri regionali “e’ un privilegio della casta della politica, mentre io sono solo un semplice cittadino che vuole farsi portavoce di altri cittadini. Quindi, intendo rimettere la mia indennita’ al servizio del movimento”, spiega Favia. Per lui, se eletto consigliere regionale, chiederà solo “uno stipendio per vivere dignitosamente”: circa 1.300 euro al mese, stima il candidato anche se a decidere saranno gli aderenti al movimento ‘a 5 stelle’ che lo sostiene nella corsa a viale Aldo Moro.

Favia e’ convinto che versando gran parte dello stipendio da consigliere in realta’ “quei soldi tornano a cittadini perche’ vanno a un gruppo di persone che porta avanti politiche per il bene della comunita’ e che fa attivita’ di controllo per la trasparenza della politica. Quei soldi vanno spesi per la comunità, non per arricchire qualcuno”.

Favia promette anche che il suo primo atto da consigliere sarà una proposta di legge regionale “anti-casta” fondata su tre capisaldi: il divieto di cumulo di cariche nelle partecipate, un “tetto agli stipendi d’oro dei consiglieri regionali” e la scelta dei manager “per curricula e con concorsi pubblici, con libertà di autocandidatura per tutti i professionisti; cosi’ si può spezzare la ‘casta’ dell’Emilia-Romagna fatta di nomine decise da sindaci e partiti”.





Come è potuto accadere?!?!?

8 02 2010

Giorni fa a Milano è successo che un associazione che si occupa di racket ed estorsioni da anni è stata portata allo scioglimento.

Il motivo? Le troppe e continue minacce che hanno subito perchè per la criminalità organizzata loro sono un sassolino scomodo. Il continuo attirare attenzione su questo problema, le continue denunce dell’associazione che grazie ad esse hanno aperto numerose indagini, ha suscitato interesse da parte dell’opinione pubblica tant’è che i risultati incoraggianti che queste persone normalissime avevano ottenuto erano all’ordine del giorno. Per molti commercianti asfissiati dalla morsa della criminalità, loro erano diventati un ancora di salvataggio. Un ennesima battaglia persa però. Perchè come al solito la “signora” sindaco della città meneghina non ha minimamente accolto l’allarme lanciato dall’associazione. Anzi come dimostrano le dichiarazione rese dal presidente dell’associazione “Sos Racket” lo scioglimento non è dovuto al fatto che nell’ultimo mese hanno incendiato un loro mezzo, messo una bomba in un chiosco di loro proprietà oppure sparato colpi contro la saracinesca dei loro locali. Questi è dovuto al fatto che sono stati lasciati totalmente soli dalle istituzioni. Nessuno della città milanese ha mosso un dito per proteggere il meraviglioso lavoro che hanno fatto.

Eppure qualche mese fa durante le presentazione della campagna di tesseramento di un noto partito politico italiano, il sindaco della città lombarda aveva affermato che Milano era una città sicura che la criminalità organizzata non era presente li come in altri capoluoghi. E tutto quello che è successo come lo chiama? Casualità?

Bè ma Milano in quesi giorni non è solo famosa per questo episodio.

Ce n’è un altro che va raccontato.

Una signora, compagna di uno dei tanti soldati della ‘ndrangheta da qualche mese si era ribellata e aveva deciso di collaborare con la magistratura e a quanto sembra le sue rivelazioni avevano aiutato gli inquirenti a capire come operasse una delle tante cosche della più potente organizzazione criminale in Europa.

Da qualche giorno però di questa signora non si hanno più tracce. Alcuni organi di stampa hanno dato la notizia come se fosse accaduto l’ennesimo raptus di gelosia finito in tragedia perchè naturalmente ad ucciderla o comunque a commettere un fatto che sarà verificabile solo dopo aver ritrovato il corpo, ammesso che lo si trovi, sia stato il coniuge e non l’affiliato al clan.

Non è tutto però perchè questa donna per un banale errore dovuto ad un episodio contraddittorio non è stata ammessa al programma di protezione previsto dalla legge per i collaboratori di giustizia.

E ora? Ora tutte le dichiarazioni rese non serviranno più a nulla perchè il teste è passata molto probabilmente a miglior vita.

Intanto però a Palermo qualcuno inizia a raccontare un sacco di cose molto spiacevoli al processo in cui sono indagati due alti ufficiali del reparto operativo dei carabinieri.

A Milano la notizia non viene presa bene tant’è che per correre ai ripari vengono sostituite diverse figure che fanno parte dei servizi segreti e degli organi che li controllano con militari “più affidabili” diciamo ed in linea con quello che è il pensiero di governo.

Della notizia nessuno parla ma intanto in Italia accade anche questo. D’altronde oggi è bene parlare soprattutto dei reality show e del prossimo matrimonio vip che ci sarà questo fine settimana ma sulle cose serie è meglio tacere oppure al massimo si concedono 8 secondi ad una dichiarazione. Come per dire io l’ho mandato in onda, chi ha avuto la fortuna l’ha visto chi no mi dispiace. Ultimamente sul tg della prima rete nazionale stanno accadendo cose strane. Già ma qual’è ultimamente la prima rete nazionale?

Intanto però continua il sexy-gate in Italia. Questa volta è toccato a Bologna e al suo ormai ex sindaco combinarla grossa.

Pronte le dimissioni e il commissariamento fino alle elezioni del 2011 dopo il secco rifiuto di candidatura dell’ex primo ministro italiano.

Domani però a quanto pare sarà un giorno molto importante perchè tutta la famiglia del presidente del consiglio sarà insieme per un pranzo. Non accadeva da molto. Naturalmente i media hanno fatto quasi a cazzotti tra chi dovesse essere il primo a dare questa incredibile notizia.

Non è stato cosi però per i quanti sono ancora sopra i tetti o dentro le aziende che non pagano loro gli stipendi e che non si sa quando potranno tornare a casa e fare finalmente un pranzo con la loro di famiglia.

In questi giorni si parla molto della grande industria italiana non volendo tralasciare la situazione scandalasa di alcune società che si occupano di call center. Ebbene se questa azienda non vuole più produrre a Termini Imerese può farlo. I lavoratori? Perderanno il posto di lavoro come tante altre persone. L’errore sta a monte, ovvero a come ci si è arrivati a questa situazione. Perchè l’amministratore delegato di questa grande azienda è una persona in gamba che sta cercando di ristrutturare un’azienda che per anni è stata un colabrodo. Dove tutti hanno fatto entrare parenti e amici a costo di un voto politico. E’ stato cosi per la compagnia aerea di bandiera ed è cosi anche qui.

E i lavoratori? Loro come sempre sono la parte debole di questa vicenda perchè nessuno si è mai preoccupato di loro e delle loro famiglie anzi solo durante la campagna elettorale ci si preoccupa di queste persone.

Un problema che è stato sottovalutato è il perchè questo benedetto impianto produttivo situato al sud non è in grado di generare profitti? Perchè gli ordinativi ci sono. E qual’è il problema allora? Da dove provengono i grandi costi? Dalla logistica. Perchè il governo non è stato in grado di fornire degli strumenti adeguati a sostituire il trasporto su gomma che è il costo principale che ha quest’azienda. Inoltre c’è sempre il discorso del racket che si è fatto sempre più forte e dell’associazione criminale campana per eccellenza che controlla i camion del trasporto logistico. Ma questi elementi perchè non vengono fuori? Perchè no, è meglio licenziare migliaia di operai e dire che l’azienda sta andando male e che quel sito è non è produttivo.

Che “fortuna” anche quest’altra situazione è stata insabbiata.





La denuncia di Giovanni Falcone

3 02 2010

“Da tempo, purtroppo, assistiamo quasi senza accorgercene alla progressiva dispersione della cultura della giurisdizione ed alla continua erosione dei valori dell’indipendenza ed autonomia della Magistratura; e ciò in conseguenza di una serie di reazioni a catena, che, partendo da una certa insofferenza per il magistero penale e dalla forte tentazione dei partiti di occupare anche l’area riservata al potere giudiziario, rischia di scardinare l’assetto costituzionale della divisione dei poteri e di svuotare di contenuto la giurisdizione”. Non è un brano tratto dall’ultimo documento dell’associazione nazionale magistrati, che alla recente inaugurazione dell’anno giudiziario ha scelto di entrare in polemica con il ministro della Giustizia. Sono parole di Giovanni Falcone, pronunciate a Catania il 12 maggio 1990, ad un convegno organizzato dalla facoltà di Economia e Commercio.
“Chi mi conosce sa perfettamente che condivido le critiche nei confronti di certi arroccamenti corporativi – Giovanni Falcone ha il tono schietto di sempre – Chi mi conosce sa perfettamente che condivido le critiche nei confronti di certi richiami formalistici ad un tecnicismo giuridico incurante delle esigenze della società, di certi collateralismi tra taluni Magistrati e determinati gruppi del potere politico. Tuttavia, tali censurabili atteggiamenti culturali non rappresentano di certo una buona ragione per tentare, profittando della crescente sfiducia dei cittadini nei riguardi della Giustizia, per portare avanti un progetto di delegittimazione della magistratura e di progressivo affievolimento delle garanzie di legalità complessive del sistema, dettate non certamente a beneficio della corporazione dei giudici ma nell’interesse di tutta la collettività. Il meccanismo di attacchi e di sospetti – precisa Falcone – si è innescato anche a soprattutto nei confronti dei c.d. giudici antimafia”.

Il testo di questa relazione, dal titolo “Ruolo della magistratura nella lotta alla mafia”, è stato recuperato da Giovanni Paparcuri, uno dei collaboratori di Falcone al palazzo di giustizia di Palermo. Paparcuri è andato in pensione il 31 dicembre scorso: sistemando il suo ufficio ha ritrovato quel prezioso documento, che adesso tutti possono leggere.

Manca solo un foglio (pagina 18), ma il pensiero di Giovanni Falcone è comunque chiarissimo: “Come non ricordare che è stata bollata come “supplenza” da parte della Magistratura un’attività antimafia che, in quanto diretta all’accertamento di reati, era solo legittima ma anche doverosa? E come non ricordare che alcuni hanno avuto il coraggio di accostare un’attività repressiva svolta nel pieno rispetto delle leggi a quella del prefetto Mori nel periodo fascista?”

“Tante altre critiche sono piovute addosso ai magistrati che si occupavano di inchieste di mafia – dice Giovanni Falcone – Basterebbe ricordare le disinvolte generalizzazioni su pretese scorrettezze nella gestione dei c.d. “pentiti”; quella sui c.d. professionisti dell’antimafia; quelle sulle creazioni dei maxi-processi, come se fossero una invenzione dei magistrati piuttosto che la conseguenza, se si vuole perversa, della normativa sulla connessione dei procedimenti e di una realtà criminosa di dimensioni inusitate; quelle sull’uso delle scorte, che hanno indotto taluni illustri opinionisti anziché a stigmatizzare gli eccessi nell’assegnazione della protezione a chi non correva rischi reali, a guardare con insofferenza tutta la categoria dei magistrati e, specialmente, quelli maggiormente esposti a rischio”.

La conclusione di Giovanni Falcone, che sembra scritta oggi: “Di fatto questo clima tangibile di ostilità ha contribuito, mi auguro inconsapevolmente, a delegittimare la Magistratura ed a creare confusione e disorientamento in quella stessa opinione pubblica che con tanto slancio aveva sostenuto l’impegno antimafia”.
(Tratto da: ipezzimancanti.it)





Lettera denuncia di padre Paolo Farinella

29 01 2010

Sig. Cardinale,
Nel 1991 da una sperduta parrocchia dell’entroterra ligure, le scrissi sullo scandalo che provocò nei miei ragazzi la notizia del «cardinal-party» con un migliaio di invitati del «mondo» che conta, dato da lei in occasione della sua nomina a cardinale. Lei mi risposte che fu un dono di amici e io le risposi che certi doni dovrebbero essere respinti al mittente perché insulto ai poveri e al Cristo che li rappresenta. Le cronache del tempo fotografarono che «la capitale della politica, della finanza, delle banche, delle aziende di Stato è accorsa compatta in ampie schiere. Mai tanta mondanità e tanto ossequio attorno a un cardinale, reduce da due giorni di festeggiamenti ininterrotti» (Laura Laurenzi, la Repubblica, 30 giugno 1991, p. 25).

A distanza di diciannove anni, mai avrei pensato di riscriverle, anche perché sapevo che lei era andato in pensione e quindi si fosse defilato come si conviene alle persone sagge di buon senso. Oggi lei non offre lauti banchetti a 800 persone, ma invita a colazione solo due individui che da soli sono peggio degli 800 barbari. Sono indignato per questo suo invito che i credenti onesti vedono come la negazione del sacramento dell’ordine e la pone sullo stesso piano degli intrallazzatori di professione.

D’altra parte lei per oltre quindici anni ha manovrato papi, parlamenti, governi, accordi elettorali, sanità, scuole e fascisti che, al punto in cui siamo, uno scandalo in più o uno in meno, il peso cambia di poco. A mio modesto parere di prete, il suo operato induce me e molti altri credenti a pensare che lei e noi non crediamo nello stesso Dio e anche che lei usi il suo come strumento di coercizione per fini demoniaci. Lei infatti, ancora una volta, ha contravvenuto al dettato del Codice di Diritto Canonico che stabilisce: «È fatto divieto ai chierici di assumere uffici pubblici, che comportano una partecipazione all’esercizio del potere civile» (CJC, can. 285 §3, sottolineatura mia). Il massimo potere in uno Stato democratico si esercita nella formulazione delle liste elettorali tra cui i cittadini liberi e sovrani «dovrebbero» scegliere i loro governanti, locali e nazionali: qui sta in sommo grado la «partecipazione all’esercizio del potere civile».

Il giorno 20 gennaio 2010, nella sede del Seminario Romano, dove risiede da cardinale in pensione, lei ha invitato, come ospite a colazione, Silvio Berlusconi, accompagnato dal gentiluomo (sic!?) di Sua Santità, nonché sottosegretario alla presidenza del consiglio italiano. Lei ed io sappiamo che Gianni Letta, moderno Richelieu o se vuole in termini giovanili e quasi liturgici, prosseneta, vulgo mezzano, è il tutore garante presso il Vaticano del suo capo, notoriamente inaffidabile oltre che corrotto e corruttore. Dicono le cronache che avete discusso di accordi elettorali, di convergenze tra Pdl di Berlusconi e Udc di Casini e Api di Rutelli; chi deve essere candidato alle regionali e chi no; chi deve perdere e chi deve vincere nel Lazio; cosa fare e cosa disfare in Puglia.

La candidata Emma Bonino alla presidenza del Lazio non deve passare perché, come in una nuova crociata, «Deus ‘el vult», cioè lo ordina Ruini a cui Dio di solito dice ad ogni tornata elettorale cosa vuole e non vuole. Le cronache celiano che Berlusconi abbia tenuto il boccino perché ormai ha il coltello dalla parte del manico. Lo dimostra il fatto che il suo illustre e integerrimo ospite abbia preteso dal suo partito una «quota rosa» a sua totale discrezione per fare eleggere le «pulzelle» compiacenti che non ha potuto varare nelle politiche del 2008, a causa del «ciarpame politico» rovesciato sul tavolo dalla di lui moglie, Veronica Lario che ha sparigliato le candidature. Avete parlato anche di questo? Di quali donnine e prostitute candidare?

Il giorno prima, il 19 gennaio 2010, appena 24 ore prima, il Senato della Repubblica, presieduto dall’autista-picciotto, Renato Schifani, in quota servitù perpetua, ha varato il cosiddetto «processo breve», cioè la 19a legge su misura per i bisogni primari del Silvio Berlusconi e pazienza se si sfascia l’intero sistema della giustizia italiana! Pazienza, se milioni di cittadini non avranno mai giustizia e se tutti i delinquenti, i truffatori, gli spacciatori, i ladri, i corrotti, i concussori, i concussi, i deputati e i senatori insieme ai loro famigli la faranno franca sempre e comunque alla faccia di quel «bene comune» con cui lei da presidente della Cei faceva i gargarismi sei volte al giorno prima e dopo i pasti principali. Lei queste cose le sa, ma è anche «cardinale di mondo» e sa navigare nei meandri del fiume della politica che conta, poco importa se morale o immorale: in fondo il fine ha sempre assolto i mezzi perché noi cattolici non siamo forse per la confessione periodica e cioè per «una botta e via da capo»?

«Processo breve, legittimo impedimento per sé e famigli», lei lo sa bene, sono eufemismi: trattasi infatti soltanto di «processo impossibile». Un presidente del consiglio scardina lo Stato di Diritto, impone al parlamento di votare leggi individuali e di casta a favore di sé e dei delinquenti che lo attorniano, abolisce di fatto ogni contrappeso al potere esecutivo e di fronte a tanta bulimìa incontenibile, lei lo invita anche a pranzo? Via, cardinale, est modus in rebus! Non pare che durante il pranzo, lei abbia detto una parola sulla condotta scandalosa dell’ospite, ma sappiamo che si è seduto a tavola con un essere spregevole moralmente, eticamente, giuridicamente, democraticamente e con lui contratta seggi e vittorie, costi e benefici, voti e ritorni in privilegi economici e politici. Logicamente in nome dei sacrosanti «principi non negoziabili», of course!

Colui che sedeva a mensa con lei, dal mese di maggio dello scorso anno e fino a novembre 2009 è stato braccato dalla stampa internazionale, rincorso da dieci domande di un giornale italiano e bollato dalla denuncia della moglie per frequentazione di minorenni; uso abituale di prostitute e forse di cocaina (non sappiamo tutto!) in sedi istituzionali (anche le dimore private sono state da lui sottoposte a regime di «segreto di Stato»); spergiuro sulla testa dei figli (del fatto di Casoria, ha dato quattro versioni diverse, dopo avere giurato che la prima era quella buona); promesse di posti in parlamento e al governo a signore e signorine compiacenti in cambio di favori sessuali. Alcune di loro non perdono occasioni per ostentare la loro cattolicità granitica, fondata sui «valori» dell’onestà, della famiglia, del bene comune e dell’indissolubilità del matrimonio.

Negli stessi giorni in cui lo scandalo delle prostitute era al culmine, il suo governo stava varando una legge per punire i clienti delle prostitute: la solerte, cattolicissima ministro Mara Carfagna si è affrettata a ritirare il provvedimento che avrebbe colpito per primo il suo capo e protettore che il suo stesso avvocato ha definito «utilizzatore finale» di carrettate di donne. Soltanto dopo l’indignazione del popolo cattolico arrivata al «calor bianco», finalmente la Cei cominciò a balbettare qualche timiduccio scappellotto, ma tenue e delicato, quasi un buffetto. Il 7 luglio 2009, quando ormai il mondo cattolico era sul filo delle barricate contro la latitanza della gerarchia cattolica, il segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, durante una Messa, alludendo al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, oggi suo ospite, senza mai chiamarlo per nome, sbotta:

«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere. Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati; soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio» (Omelia per la Messa di Santa Maria Goretti, 15-08.09, Le Ferriere – Latina).

Lei, sig. cardinale Camillo Ruini, ha passato tutto questo tempo sotto silenzio assoluto, dedicandosi al «progetto culturale della Cei e alle massime questioni di alta filosofia e teologia: «L’esistenza di Dio», la sua necessità e via dicendo. Sul resto che travagliava la Chiesa, i credenti, la gerarchia e copriva con un manto di sudiciume l’Italia intera, silenzio tombale.

Nello stesso periodo, il 1 luglio 2009, il governo varò il «decreto sicurezza» che stravolge il diritto internazionale, l’etica cristiana, la dottrina sociale della chiesa e tutti gli insegnamenti pontifici in fatto di migrazione perché definisce reato «lo stato di persona clandestina». Mons. Agostino Marchetto del pontificio consiglio per l’immigrazione dichiara: «La criminalizzazione dei migranti è per me il peccato originale dietro al quale va tutto il resto», riferendosi alle aberranti politiche sociali del governo. A stretto giro di posta arrivò la smentita della Sala Stampa vaticana: Mons, Marchetto parla a titolo personale. Il Vaticano smentisce se stesso. Anche in questa occasione, lei ancora una volta stette zitto e latitante e non difese nemmeno il suo pupillo che preferì sacrificare sull’altare dell’immoralità governativa pur di mantenere un rapporto privilegiato di potere e d’interesse.

Ricevendo Berlusconi e per giunta come ospite in intimità conviviale a casa sua, senza dire una parola su ciò che è avvenuto in questo anno (per non parlare degli ultimi 15 anni), lei ha avallato lo scardinamento costituzionale, istituzionale e lo sfacelo etico di cui l’ospite è stato e continua ad essere protagonista responsabile. Quel giorno Berlusconi era reduce fresco fresco da un attacco micidiale alla Magistratura con parole omicide: «Il tribunale è un plotone di esecuzione». Lei ha così avallato e approvato il suo comportamento immorale e indecoroso, benedicendo l’inverecondia e assolvendo l’insolvibile, diventandone complice «in solido», perché come insegna il diritto, che la saggezza popolare traduce pittorescamente, «è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco».

Se lei poi con questi figuri tratta posti di governo o gestione della sanità o della scuola o condizioni per fare eleggere questo/a o quella/o in cambio di voti e/o di altro, lei inevitabilmente diventa compare di uno che frequenta la mafia e ha fatto della malavita la norma della sua condotta. Berlusconi non si sentiva perseguitato e non denunciava accanimento giudiziario quando rubava e trasportava denaro degli Italiani all’estero, dichiarava il falso in bilancio, corrompeva i giudici, comprava i testimoni dei processi, sparava alla testa dei giornalisti non a libro paga, imponeva al suo «Il Giornale» agli ordini del falsificatore Feltri di uccidere il direttore di «Avvenire», Dino Boffo. Lei non chiese le dimissioni di Feltri e di Berlusconi per avere inventato «in solido» una trappola di fango per mettere in riga i vescovi della Cei con un avvertimento di stampo mafioso: io vi tengo in pugno. E’ di questi giorni la sentenza in appello, confermata e aggravata, a Totò Cuffaro, cattolico integerrimo per reato di mafia. Costui e il Pierferdi Casini che lei tanto sponsorizza, per cinque anni hanno votato tutte le leggi immorali a servizio esclusivo di Berlusconi, appoggiandolo in ogni nefandezza: tutto con la sua benedizione e il silenzio della gerarchia cattolica. Sempre e comunque in nome del santo bene comune. Ah! «i valori non negoziabili».

Ora arrivano le elezioni regionali. Nel Lazio, regione del papa, cortile del Vaticano e prolungamento del Laterano, si candida alla presidenza della regione Emma Bonino, radicale e anticlericale. La paura fa novanta, signor cardinale, e lei da «vero animale politico» ha fiutato che la «Emmaccia» potrebbe farcela agevolmente e se arriva, potrebbe mettere ordine nella sanità e nella scuola laziale, due feudi della malavita «cattolica» laziale. Horribili dictu! Pur di contrastare, con ogni mezzo la sua candidatura, lecita e rispettabile in una democrazia compiuta, lei preferisce la deriva morale, lo sconquasso della Costituzione, la distruzione della Democrazia, l’annientamento dello Stato, alleandosi con un potente degenere che ha portato la corruzione e il malaffare al rango della politica e della presidenza del consiglio. Personalmente sono convinto che, in queste condizioni, lei non possa celebrare l’Eucaristia con tranquilla coscienza perché come prete non ha ricevuto il mandato di eleggere e fare eleggere presidenti e parlamentari, magari mafiosi, ladri e corrotti. Lei può solo andare per le strade del mondo e annunciare il vangelo della liberazione: ai prigionieri, ai poveri, agli immigrati torturati e uccisi dal presidente del consiglio che lei riceve a pranzo, diventando complice di assassinio collettivo, cioè di genocidio.

La congregazione del clero insieme ad altri quaranta preti, mi ha messo sotto inchiesta per avere scritto che la «vita umana deve essere umana», ma su di lei e sugli altri vescovi e sul Vaticano che appoggiate la forza omicida del governo Berlusconi, nessuna inchiesta per oltraggio palese alla vita di adulti, donne e bambini. Il suo invito a colui che si paragona a Dio e al Messia, che si vanta di essere il «miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni», è la fine dei saldi della morale, dell’etica, del dottrina sociale, della dignità, del concetto di peccato e grazia: il saldo della religione che lei vende, anzi svende senza neppure esserne il proprietario.

Lei non ha autorità per intervenire in questioni che il Codice vieta ai preti come le alleanze partitiche, le elezioni, le candidature perché è una manomissione della democrazia del Paese Italia, vincolante anche in forza di un concordato che pone paletti alle interferenze e offre garanzie e lauti sussidi. Su queste materie poi lei né la Cei, né tantomeno il Vaticano, Stato estero, potete parlare in nome del mondo cattolico. Lei sa bene che sono questi comportamenti che allontano ancora di più i non credenti, mentre i credenti si avvicinano a passo svelto all’uscio d’uscita della Chiesa. Ho detto al cardinale Bagnasco che deve tenere un occhio al metro di misura che è l’8xmille, in caduta libera, segno della disaffezione sempre maggiore della gente da una gerarchia che si è trasformata da segno di contraddizione in lobby di pressione e di potere, patteggiando con personaggi immondi e immorali.

Il papa invita i preti ad accedere alla rete web. Beh, sappia che uso il computer dal 1982 e la rete dal suo sorgere: se avessi aspettato il consiglio del papa, alla mia et, sarei ancora al lapis e al pennino. Provi ad accedere alla rete, unico strumento di democrazia diretta ancora in vita, e si accorgerà, anzi sentirà l’odore corposo del disprezzo che circonda tutto ciò che sa di «ecclesiastico». Il nostro popolo è saturo di vedere l’autorità ecclesiale che dovrebbe servire il bene e combattere il male, fare comunella con i corrotti e i corruttori, con i delinquenti abituali travestiti da finti religiosi e sempre di più si allarga il fossato tra voi e noi: voi state andando per la vostra strada che vi porta a «mammona iniquitatis» noi, da soli cerchiamo con fatica la strada che ci porti agli uomini e alle donne del nostro tempo e insieme tendere: chi crede all’ incontro con il Dio di Gesù Cristo, chi non crede all’incontro con la propria coscienza e il rispetto degli altri.

Sig. Cardinale, credo che lei ed io non abbiamo molto da spartire, se non l’appartenenza formale alla stessa Chiesa in quanto «struttura», di cui però abbiamo due visioni non solo diverse, ma opposte: lei appartiene al sistema del potere clericale che io combatto con tutte le mie forze, mentre io mi sforzo di appartenere alla «Chiesa dei poveri» con la coscienza di essere una minoranza che sa di avere un solo mandato: il ministero e il magistero della propria testimonianza di vita che nessuno potrà mai rapirmi perché è il segno della Shekinàh/Dimora di Dio tra di noi.

In conclusione, alla luce di quanto sopra descritto e per le ragioni addotte, io, Paolo prete, ripudio anche lei e quello che rappresenta, come il 7 luglio ripudiai con lettera il suo ospite e commensale. Preferisco essere orfano di mercenari piuttosto che avere padrini. «Non ne abbiamo bisogno». Sappia però che con il suo agire e le sue scelte, lei ha autorizzato me e chiunque altro ad operare e agire in maniera esattamente opposta alla sua e mi creda lo farò con onore e con orgoglio, dall’interno della Chiesa di cui sono onorevolmente figlio fedele.

Profondamente inorridito,
Paolo Farinella, prete





C’era una volta una palude..

29 01 2010

Sono passati ormai molti anni da quando li non v’è più palude grazie all’opera dei bonificatori.

Non che voglia scomodare i tempi di colui che ha inventato il fascismo, ma è pur vero che nonostante l’Italia vada verso l’Europa, da quelle parti le cose a livello politico non sono poi cosi tanto cambiate.

In una città che non ha neanche ottanta anni di storia ha sempre e solo dominato la destra politica e quando qualcuno parlava di sinistra veniva etichettato come un emarginato o peggio ancora come uno di quegli insetti che popolano il mondo canino.

La diveristà da quelle parti non l’hanno mai vista e sicuramente non ne hanno nemmeno mai voluto sentir parlare perchè era “peccato mortale” o perchè si era differenti da un sistema tacito che ne prevedeva uno monocomportamentale.

Insomma siamo nel paese dei tutti uguali a uno. Le differenze con il sistema Italia di oggi sono assai poche.

Nel frattempo che avveniva lo stillicidio di idee e il monotematicismo prendesse sempre più piede avvenivano delle cose strane.

Qualcuno più scaltro e senza pregiudizi di nessun tipo morale iniziava a muovere i primi passi nel mondo della criminalità. Formava associazioni (tacite) che sapevano tanto di tipo mafioso. L’usura diventava un abituè della vita dei commercianti, lo spaccio e il consumo di droga era come l’happy hour (aperitivo) che si celebra tutti i giorni a Milano e la prostituzione prendeva il posto nelle case dei villeggianti nella zona del mare.

In tutto questo movimento forsennato di gente che si dava da fare per mettere su questo bel teatrino la classe politica stava a guardare. Forse compiacente oppure no (ci vorrebbero delle indagini serie per stabilirlo) i politici di turno assistevano allo sgretolamento del tessuto industriale della provincia e della città. Le multinazionali intanto se ne andavano, il turismo non arrivava mai,  la disoccupazione è ai massimi livelli in Italia,  gli omicidi crescevano fiorenti, lo spaccio di droga conquistava sempre più livelli importanti in Italia e la prostituzione e il racket seguivano a ruota.

C’è solo un settore che però cresceva e cresce a dismisura: L’edilizia.

E’ strano come in una città dove ci siano tutti questi problemi quello edile continua la sua crescita. Nonostante ciò però gli appartamenti invenduti sono migliaia e quelli in affitto, bè francamento ho perso il conto.

Si dice che una persona possa comprare una casa con dei soldi di provenienza illecita purchè siano in contanti e che una volta proprietari si possa utilizzare l’immobile come garanzia per ottenere prestiti dalle banche da utilizzare poi per altri affari. Il nuovo denaro avuto è considerato pulito poichè proviene da istituti di credito.

Giustamente vedendo questo terreno fertile da poter coltivare hanno pensato bene alcune organizzazioni malavitose più note e più forti di quelle presenti nel territorio di “interessarsi all’articolo”. E siamo a metà anni ’90. (Nome anche di un noto processo dei giorni nostri.)

Ci sarebbe anche la storia delle terme da raccontare. Ma è meglio stendere un velo pietoso sull’argomento.

Oggi però è tutta un altra storia. Oggi gli omicidi sono solo 2 in due giorni e un altro è in fin di vita.

Lo Stato è intervenuto finalmente mandando agenti di polizia e un sottosegretario per evitare che anche questo comune faccia la fine di quello che sta poco più a sud.

Li si è evitato di un soffio lo scioglimento perchè è intervenuto il presidente del consiglio in persona a rassicurare tutti, associazioni malavitosa calabrese compresa.

Nella palude che fu invece, si vuole evitare il peggio. E allora si evita persino di dare le indagini in mano alla Dia perchè questa è criminalità comune e non di tipo associazionistico criminale.

Recita il codice civile che per essere associazione ci vogliano solo tre persone.

Comunque nonostante tutto le indagini proseguono e i media nazionali non ne parlano. E ‘ meglio tacere avranno pensato in Brianza non si sa mai che l’opinione pubblica dovesse venire a conoscenza che nel 2010 ci si spari in pieno giorno in una città governata dal centro destra che fa dell’ordine pubblico un cavallo di battaglia.

E gli abitanti cosa ne pensano? I giovani impauriti e taciti complici perchè non denunciano il sistema si sfogano su internet, mostrando compassione per coloro che oggi non ci sono più e vergogna per ciò che accade.

Ma nessuno si prende la briga di scendere in strada e dire basta a tutto ciò. La paura fa 2010.

Magari andrà meglio la prossima volta.





Una piacevole conoscenza..

26 01 2010

E’ la seconda volta che mi autografano un libro.

Il primo fu un noto opinionista italiano molti anni fa durante un intervista quando ancora ero un aspirante giornalista radiofonico.

Ieri sera il secondo è stato Gioacchino Genchi.

Chi legge il blog sa bene che spesso non uso nomi di persone per riempire queste pagine perchè lascio all’intelligenza del lettore e alla sua curiosità la ricerca di tali. Quando ne ho scritto è perchè le persone citate sono passate a miglior vita.

Oggi però di lui parlo e scrivo.

Perchè?

Per il semplice fatto che il giorno in cui ho acquistato il suo libro di cui nessuno parla ne stampa (tranne quella faziosa direbbe qualcuno) e ne tanto meno la tv, volevo capire cosa fosse successo negli ultimi 20 anni in Italia.

Sempre per la mia maledetta curiosità che forse un giorno mi seppellirà (citava qualcuno), ieri sera l’ho incontrato di persona durante uno dei tanti meeting organizzati in Italia per presentare il suo libro.

970 pagine di nomi e fatti che un uomo ha voluto raccontare per far ricordare alla gente quello che è successo nel nostro paese fin dalla morte di Falcone e Borsellino ad oggi.

Lui con loro ci collaborava perchè il suo lavoro non era quello di mettere le microspie in giro per gli uffici ma quello di analizzare tabulati e registrazioni telefoniche su disposizione dei magistrati.

Gioacchino Genchi è un avvocato che ha rinunciato alla carriera professionale quando ha vinto un concorso in polizia.

Durante una trasmissione “faziosa” su rai 2 che di solito va in onda il giovedi sera, un ex ministro di grazia e giustizia del governo Craxi dei primi anni ’90 gli chiese: Ma lei chi è? E soprattutto cosa fa?

E lui gli ha risposto tranquillamente: Io sono un tecnico che per anni ha servito lo Stato come consulente esperto in perizie sulle telecomunicazioni.

Ecco chi è l’uomo che il presidente del consiglio ha definito “un signore che ha informazioni su un terzo degli italiani”.

In realtà, lui aveva queste informazioni ma solo perchè gli imputati  facevano o ne fanno ancora parte di vicende giudiziarie alle quali lui ha lavorato.

Ho detto aveva perchè un giorno i carabinieri dei Ros sono entrati nel suo ufficio e gli hanno sequestrato l’ archivio.

Insomma non appena lui ha toccato i fili dell’alta tensione lo hanno subito fulminato.

Sia da una parte politica che dall’altra hanno subito preso le distanze da quest’uomo che molti descrivono come uno venuto dal nulla, perchè non ne parlano proprio.

Invece stando a sui dati anagrafici lui viene dalla Sicilia. Da quella terra martoriata dalle stragi di Mafia. Dalla terra di Peppino Impastato.

Lui è uno dei tanti che denuncia. Dice molte cose. Dice per esempio che l’ex governatore della sua regione era colluso con la Mafia e infatti in questi giorni grazie anche alla sua collaborazione in termini di analisi di dati telematici, la sentenza di appello gli aumenta la condanna fino a 7 anni a quel personaggio.

Dice per esempio che le stesse persone che erano presenti nelle intercettazioni durante le indagini sulle stragi di Capaci e Via d’amelio erano presenti anche durante le indagini di Catanzaro sui fondi europei che misteriosamente non arrivavano a destinazione.

Dice per esempio che in Italia da anni siano presenti delle Logge Massoniche che si danno molto da fare per far si che molti appalti finiscono nella mani giuste, quelle degli amici.

Racconta poi di un incontro avvenuto presso degli uffici parlamentari tra lui e una commissione che ha determinato in parte la sua sospensione. Questa commissione è formata da un personaggio che aveva o ha ancora la tessera n°945 della P2, un altro che ha un cugino in ambienti mafiosi siciliani e altri membri che vanno a braccetto.

Giustamente ride quando cita quest’episodio perchè è veramente strano sentirsi giudicati da queste persone.

Ma la cosa che strabilia leggendo il suo libro è che non le dice e basta ma semplicemente lui le documenta le cose con una minuziosità che spaventa, aggiungendo nomi, date, luoghi.

Quasi strabilia quando lo si ascolta ricordare il suo lavoro perchè ha la precisione di un computer, ma è un uomo.

E allora scrivo queste poche righe perchè vorrei che la gente non dimenticasse ne lui ne tanto meno quelle persone che hanno e che contribuiscono ogni giorno a cambiare il nostro paese. Perchè oggi è lui “l’uomo in balia dello Stato”, domani toccherà a noi.








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